Alexandre Kojève, “La dialettica in Hegel”, sullo “Stato universale”

Quella di Kojève è una prefigurazione dello Stato globale” cui ormai si tende: una fase è stata portata avanti dal “systema” della “Grande Prostituta di Babylonia” (G.P.) [cfr., il post precedente: “Fine del ‘systema’ detto della ‘Grande Prostituta’”, link: https://associazionefederigoiisvevia.wordpress.com/2013/12/02/fine-del-systema-detto-della-grande-prostituta/], ma le contraddizioni accumulate nel processo di costruzione han fatto sì che sia stata dismessa quella fase ed ormai si tenda ad un crescente controllo sull’economia “libera” della fase precedente (sempre cfr: https://associazionefederigoiisvevia.wordpress.com/2013/12/02/fine-del-systema-detto-della-grande-prostituta/).

Difatti solo la G.P., non il marxismo e comunismo mondiali, che si sono rivelati impari alla bisogna e, soprattutto, hanno storicamente agito come supporti per stati accentrati pre-moderni (Russia, Cina, Corea) oppure come stato sviluppista nei paesi poveri, solo la G.P. è stata in grado di estendersi a livello “globale”, come dicesi oggi, ovvero trans e sovra-nazionale, perché questo è stato il punto dirimente. Non lo è più – dirimente – né può più essere sufficiente quando, come oggi, si passi dal solo estendersi in modalità sovra-nazionale al dover regolare la sovra-nazionalità, e lì la nostra cara G.P. non va più bene, è anche essa impari alla sfida come lo furono il marxismo ed il comunismo – ironia della storia (s minuscolissima).

Ma torniamo a Kojève.

Hegel aveva creduto, secondo Kojève, di ritrovare un senso alla Storia (S grande) universale in questo: “La Storia ha termina quando l’Uomo [U grande] non agisce più nel senso pieno della parola: ossia non nega più, non trasforma più il dato naturale e sociale in una Lotta cruenta e un Lavoro creatore” (A. Kojève, La dialettica e l’idea della morte in Hegel, Einaudi, Torino 1948, p. 63). In tal modo, la “dialettica” della storia si placa, in un desiderio realizzato, che ricorda l’annientamento però, ma questo è un altro discorso.

Per Hegel, l’Uomo è nient’altro che Desiderio di riconoscimento (‘der Mensch ist Anerkennen’) e la Storia non è che il processo della progressiva soddisfazione di tale Desiderio, che è pienamente soddisfatto nel e mediante lo Stato universale e omogeneo […]. Ma, anzitutto, Hegel ha dovuto anticipare sull’avvenire storico (per definizione imprevedibile […]), perché lo Stato cui guardava era ancora in via di formazione; e noi sappiamo che ancor oggi è ben lontano dall’avere un’ ‘esistenza-empirica’ (Dasein) o di essere una ‘realtà-oggettiva’ (Wirklichkeit), un ‘presente reale’ (Gegenwart) [Kojève scriveva nel 1948, ricordiamocene] . In secondo luogo – cosa ancor più importante -, come sapere se la soddisfazione [nell’originale una “d”, sodisfazione] procurata in e da cotesto Stato sia davvero una soddisfazione [una “d”] definitiva dell’Uomo come tale […]? come sapere se la stabilizzazione del ‘movimento’ storico nell’Impero non sia una semplice sosta, il risultato d’una stanchezza passeggera? […] Si può affermarlo solo supponendo che il Desiderio di riconoscimento esaurisca tutte le possibilità umane. Ma si ha il diritto di fare tale supposizione solo se dell’Uomo si abbia una conoscenza completa e perfetta […], e cioè assolutamente vera. Ora, per definizione, la verità assoluta può essere conseguita solo al termine della Storia [sempre secondo Hegel, eh]. Ma propri questa fine della Storia si trattava di determinare. Ci si attorce dunque in un circolo vizioso” (ibid., pp. 63-64).

Deduciamone solo questo, per ora – ci sarebbe molto, ma davvero molto ma molto da dire -: che lo “Stato universale” sarà in definitiva uno scacco, la “vera via” inizierà solo dopo che tutto ‘sto processo storico sarà parte del passato (e vien in mente la profezia di Daniele sul gigante dai piedi d’argilla, e i “Quattro regni”, dove si dice pure che “l’Anticristo”, che all’epoca non poteva esser così denotato, ma comunque le origini sono sempre nella fondamentale epoca della “cattività” babilonese, dunque influsso dualista persiano).

Quanto a chi scrive, in un vecchio blog – che il provider chiuse essendo fallito il portale (splinder), e del quale poco materiale ho salvato – alla fine degli anni Novanta scrissi questi due post: http://associazione-federicoii.blogspot.it/2013/12/gli-imperi-nascono-gli-imperi-muoiono.html (1998), e: http://associazione-federicoii.blogspot.it/2013/12/di-una-crisi-passata-che-si-e.html (stesso anno, quello della Crisi asiatica iniziava quello stesso anno l’area di cambio fisso che si sarebbe manifestata poi, come valuta, nell’Euro, il solo Prodi, in extremis, capì che l’Italia si stava per ficcare, tra risate, battute, ed escort, nel rimbambimento televisivo, con un popolo tele-vi-suonato e mentalmente andato, in una trappola, stava mettendo la gamba nella trappola a cesoia).

 

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