Le previsioni di Armstrong e la piena follia neoliberista

Talune previsioni di Armstrong son giuste, ne parlava già nel 1985, per esempio: http://armstrongeconomics.com/wp-content/uploads/2014/10/Princeton-Economics-Correspondence-1985.pdf.

Il suo grafico riguardo all’aspettativa di fiducia sui mercati è contenuto qui: http://armstrongeconomics.com/2014/11/05/the-ecm-and-a-1000-different-flavors/. Si osservi con attenzione il grafico: il picco più basso è del giugno del 2011, l’indice di fiducia risale fino al massimo dell’agosto dell’anno scorso, per ridiscendere – ma **ben lontano dal bassissimo livello del giugno 2011** – il settembre di quest’anno. Poi sta risalendo, fino ad un picco dell’ottobre dell’anno prossimo. Vi sarà una “correzione al ribasso” nell’ottobre fra due anni, il 2016, ma questo punto basso, sebbene **più basso** di quello del settembre scorso, sarà comunque **notevolmente più alto di quello del 2011**. Segue una risalita nel novembre del 2017, che non toccherà il picco massimo di tale ciclo – che è dell’ottobre anno prossimo (2015) – ma sarà **più o meno** come quello dell’agosto anno scorso (2013).

Dopo un tale ultimo “ultimo fuoco”, vi sarà una lunga discesa, fino al gennaio 2020, quando si toccherà secondo Armstrong un punto basso di ****fiducia**** sui mercati **più basso** di quello del giugno 2011.
Si tratta di numeri, d’indici, che vengono posti in un computer e danno fuori del modelli di comportamento sui mercati. Si tratta, senza dubbio, di un quadro possibile direi persino probabile.

Quel che **non va** è il punto di vista, strettamente neoliberista e democratista, di Armstrong, che impedisce di veder chiaro. Per lui la “democrazia ha sempre ragione”, anche se sbaglia. Per lui è l’intervento statale il male **assoluta** ed Obama sarebbe un “socialista” (ha ha ha, da ridere. La mano invisibile non esiste: è sempre la mano di “qualcuno” (anzi: di **qualcuni**, ché son gruppi, ovvero “lobby”).

Chiariamoci un po’: Obama è intervenuto per via soprattutto di detassazione. Draghi, da Armstrong prevedibilissimamente contestato (ma questo è prevedibilissima ‘sta gente qua!!), sta usando la leva monetaria ovvero qualcosa già stabilito da Milton Friedman e dalla scuola di Chicago: leva monetaria e taglio dei bilanci statali, ovvero la politica europea di questi ultimi anni. Il vero intervento statale è **tutt’altra** cosa, è nel campo degli investimenti produttivi e del lavoro (ovvero della occupazione), e **non** la sola detassazione, l’uso della leva monetaria e qualche intervento minimo diretto in qualche settore strategico, o considerato tale.
Ed oggi l’intervento diretto non lo fa nessuno. Nemmeno la condivisione dei debiti, che sarebbe stata poi l’idea dietro gli Eurobond. Ed allora, di quale “socialismo” stiamo cianciando? Di aria fritta forse? Non vedo **in alcun modo** in che modo Obama possa esser detto socialista. l’idea d’intervento diretto in economia è stata tanto silurata, tanto spazzata via, che oggi si prende per intervento diretto cose che la politica neoliberista **moderata*** tuttavia consente.

Quel che siamo vedendo oggi, dunque, non è affatto “socialism versus neoliberism” ma, invece, due interpretazioni neoliberiste, una ristretta ed un’altra inclusiva, che si fronteggiano.

Ma è tutt’altra cosa da ciò che la propaganda sostiene.

 

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