Sulle prospettive dell’economia l’anno prossimo

“Il nuovo pessimismo deriva dal fatto che le cose stanno andando sempre meglio”,

da:

Una riflessione di ben trentun anni fa

 

 

 

 

Come detto prima, sarà il mondo valutario e quello del petrolio la zona pericolosa, soprattutto con il passaggio di Urano in Toro, ed anche se, come detto in un precedente post, a furia di “invocare la fine”, la fine **non** arriva: al lupo!, al lupo!, non serve, il lupo mica t’avverte, che lupo sarebbe mai …

 

Infatti: “Global economic growth in 2018 on track to be fastest since 2011”. Dal punto di vista astrologico, un certo lavoro di distruzione – = di presa del potere da parte di “certe” forze, **senza** cambiare la rotta eh!! – è stato fatto, anche se certi aspetti “benevoli” del 2018 potranno indurre delle **illusioni**:

The Astrology of 2018 – What can we expect? –. Rimane l’aspetto valutario e quello del petrolio, anche per ragioni politiche, quello da tener d’occhio.

 

 

Commento ad un interessante link

“The United States of America Is Decadent and Depraved”. By James Traub

 

Alcune considerazioni sono molto giuste, soprattutto quando dice che la destra “estrema” (il fatidico 1994 [*]) che tanto parlava di decadenza poi è stata quella che ha dato una spinta enorme al processo di decadenza stesso. E però queste considerazioni sono vere, con due annotazioni: 1) che la decadenza di una democrazia è **peggio** di quella di un regime accentrato – comunque denotato -, in quanto altera i votanti stessi: son essi ad essersi alterati = il “regime” democratico, quando corrottosi nella sua stessa sostanza, altera la società nel profondo = non puoi uscirtene a dire: “mi hanno costretto”, al contrario, almeno la **maggioranza** degli elettori ha sostenuto il regime; 2) nelle conclusioni se n’esce che, poiché trattasi di democrazia, dunque “non è irreversibile” l’andamento classico che va dalla “decadenza” al finale collasso; al contrario, nelle democrazie la cosa è anche più vera, in quanto l’alterazione non si limita però a dei gruppi, ma interessa larghe parti della popolazione, il che spiega quel che oggi si nota di più: che non vi sono movimenti alternativi. Dunque sorprende come l’autore (J. Traub) si chieda come non vi sia un Musil americano: **non può** esserci, occorrerebbe che l’ “America” non fosse democratica. Ma lo è invece. Non può esistere l’ “impenitente satira morale” di un Musil. Le democrazie son politicamente in glaciazione. Ad esse manca per natura il “calore” della radicale protesta. Salvo vi sia un altro modello che, oggi, manca per le ragioni suddette.

 

[*] Cf.

http://associazione-federicoii.blogspot.it/2017/07/la-spola-la-fine-della-democrazia-1994.html